| Primi Piani
E se, entrando in piazza, negli spettatori si producesse davvero la sensazione di trovarsi dentro una grande pianola? La più grande mai esistita: il "pianofortofono aureo": strumento musicale composto da cinquanta pianoforti: venticinque code e venticinque verticali.
Se davvero la sensazione sarà quella, allora il "pianofortofono" ben si adatterà al motivo (non il solo!) della serata: quello di salutare l'anno che arriva come il centesimo dalla nascita del cinema.
Perché questo è uno strumento immaginario che, tra l'altro, non credo si possa concepire separato da un dato scenico cinematografico: senza prevederlo già in fotogramma (come spesso fa la mente, influenzata ormai dal cinema), senza ricorrere a citazioni di music hall americani anni trenta. Perché può suscitare un feed back di immaginario. Perché anche qui, come nello schermo cinematografico, il rapporto-dimensione con lo spettatore è dal grande al piccolo. Perché il "pianofortofono" è strumento 'immaginifico' - non solo musicale -, cui è concesso, in omaggio alle sue dimensioni e alla sua agilità da bradipo, di essere veramente 'trasversale', capace cioè di attraversare musicalmente il colto e il popolare dall'alto della sua gratuità di... pianofortofono aureo (cosa diversa, musicalmente, da un ensemble, pur numeroso, di pianoforti). Qui si mette in scena una 'macchina' composata da quattromila e quattrocento tasti: 'la grande pianola' che macinerà (con il gioco ormai rituale delle macchine) brani di colonne sonore della storia del cinema, brani originali ed effetti speciali: quali un gran frastuono di temporale o un gigantesco mormorio di vento.
Perché, come anche per il cinema, il "pianofortofono aureo" non può vivere indipendentemente dagli interpreti... (come progetto, sarebbe tutt'al più una macchina celibe; come partitura: un freddo foglio di indicazioni aleatorie).
E gli interpreti, in questo caso, saranno tra i migliori 'improvvisatori' ed esecutori (di ambito prevalentemente jazz) presenti a Roma.
Colgo l'occasione per ringraziarli, così come ringrazio quel gran facitor di suoni (bollitore in tempo reale), il M° Bruno Tommaso: che dirigerà il "pianofortofono". E come ringrazio, naturalmente, tutte le persone e istituzioni che hanno permesso di varare il progetto nel suo insieme.
Luigi Cinque

Greta sull'obelisco (Foto G. Peyrot)
Debbono essersi divertiti gli amici romani a inventare la notte di Capodanno in Piazza del Popolo: ne è scaturito, mi sembra, un progetto straordinario per concentrare ed esaltare il simbolico, l'immaginario in un'occasione e in un luogo particolarmente adatti allo scopo.
La piazza, infatti, non è già di per sé un luogo dove si mette in scena l'immaginario? A che cosa alludono l'obelisco e la balaustra del Pincio e le cupole delle chiese se non all'immaginario nelle più diverse forme e linguaggi? Ora, mi sembra, il progetto romano avvia un diverso moltiplicatore, richiamandosi, oltre che al cinema, alla musica. E del resto, non c'è stato fin dall'inizio un rapporto tra musica e piazza, in chiave eminentemente popolare (basta pensare alla banda)? Qui, forse, il progetto mostra il suo tratto più intrigante: cinquanta pianoforti che si fondono in un solo strumento per produrre una gigantesca colonna sonora dilatando a misura della piazza la dimensione elitaria delle protette sale da concerto che finora erano sembrate l'unico possibile ambiente adatto ad accogliere i suoni precisi, delicati e arcani, della tastiera.
Così sugli spazi fisici attraverso i quali la piazza già produce il suo immaginario si "sparano" altre immagini immergendo questo universo nelle luci e nella musica: un'operazione, come dire?, di suggestione e di comunicazione "globale".
Ma, d'altra parte, la piazza è anche un luogo di scambio, il luogo canonico dello scambio: non per caso il cammino dell'elettronica e del virtuale vi ha sostato produttivamente. Dopo lo scatto di fantasia di questa notte di Capodanno, non resterebbe che collegare in una prossima occasione Piazza del Popolo ad altre piazze d'Europa: per esaltare lo scambio in quella comunicazione circolare che molti auspicano: e tanti, dandola troppo presto per scontata, nei fatti sottilmente - o brutalmente? - avversano.
Giovanni Cesareo
A distanza di settanta anni e più, ogni volta che si prova a inventare qualche nuovo gioco di combinazione e di espressione sul terreno dell'arte, della musica o della letteratura, si finisce per accorgersi che in quel capace guardarobato che è stato il movimento futurista italiano qualcosa del genere c'era già, o almeno ne erano già figurati i contorni.
Così è per la proposta del pianofortofano, uno strumento fatto da cinquanta strumenti che simultaneamente suonano come se fosse uno, moltiplicando dunque l'effetto di uno per cinquanta volte e, naturalmente , così producendo un suono che none solamente la somma dei cinquanta suoni dei cinquanta pianoforti, ma è anche un altro suono, è nuovo.
L'effetto di novità dunque discende dalla moltiplicazione che trasforma la quantità in qualità e allarga la dimensione della percezione e della sensibilità.
Sono sottolineati quei termini (simultaneità, moltiplicazione, novità) che erano tanto cari all'invenzione futurista.
Ecco come può succedere che tutte le volte che si gioca, vale a dire che si sperimentano in piena libertà di immaginazione (ed è forse la stessa cosa), modi nuovi di manipolazione e di combinazione, tutte queste volte ci si può imbattere in qualche 'trovata' che i futuristi avevano immaginato, teorizzato o magari di cui avevamo solo suggerito i presupposti per chiunque non si accontenti del definito, del confezionato, del già gustato.
Lucia Strappini
L'idea di festeggiare l'inizio del centenario del cinema proprio la notte di Capodanno mi sembra bellissima. Oltre tutto siamo i primi a farlo nel mondo. E' bella anche la scelta del Comune di festeggiarlo con un grande appuntamento popolare, ed è bello che questo accada proprio qui a Roma che è stata considerata per lungo tempo la capitale del cinema europeo.
Auguriamo che questa grande festa porti fortuna al cinema, e in particolare al cinema italiano.
Gillo Pontecorvo
 
Cary e Alfred
GLI OCCHI COME REMI
Che splendida idea quella di immergere la folla romana in un mare di immagini e suoni, di dare a migliaia di spettatori, nella notte che si affaccia sull'anno del centenario del cinema, la possibilità di cavalcare la luce della sua storia e comunicare collettivamente con le particele del corpo e del sangue dei suoi miti! Beati gli spettatori presenti a Piazza del Popolo, perché potranno ritrovare e condensare - grazie alle rapide sequenze di immagini proiettate dai quindici Light Guns, che fulmineamente ti traghettano da un luogo all'altro, da un mito all'altro, da un periodo all'altro - il senso di un rito laico che si sta perdendo e il calore di emozioni collettive provate per decenni dalle generazioni che li hanno preceduti! Beati perché sarà dato loro il potere di riconoscersi come ancora facenti parte di quella specie di homo cinematographicus che ha mosso i primi passi alle soglie del Novecento e camminato, mano nella mano, col cinema lungo tutto il secolo, crescendo assieme a questa specie di fratello maggiore, venendone ora svezzata, ora alimentata sentimentalmente e culturalmente, ora guidata verso spazi di fuga o di migliore comprensione del mondo.
Ma quello che rende privilegiati gli spettatori/protagonisti dell'evento e soprattutto entusiasma di fronte all'idea di questo magico viaggio, è il fatto che a migliaia di persone sia offerta la possibilità di superare, tutte insieme emotivamente, le colonne d'Ercole dell'invenzione dei Lumière per riacquistare di colpo, grazie ai Cannoni di luce o Fondografi, oltre al potere del cronocrate o del dominatore del tempo, quelli dell'Icononauta, del viaggiatore nell'Iconosfera, ma anche del divoratore e dell'adoratore delle immagini, la cui prima certificazione anagrafica è testimoniata proprio a Roma a partire dal 1500!

Anna
Nella notte romana gli occhi dello spettatore forse riacquisteranno anche il potere etimo-logico di idein, di vedere non solo gli aspetti esteriori certo molto importanti dei corpi di Marilyn Monroe e Creta Garbo, degli oggetti e dei luoghi che hanno costituito la geografia e la storia del cinema - ma anche di istorein, di testimoniare in nome e in rappresentanza di milioni di persone che nel corso dei secoli passati hanno provato le stesse emozioni, hanno sentito, grazie alla camera oscura prima, alla lanterna magica, alle immagini proiettate nelle piazze o sui muri dei palazzi, poi, il senso di conquista e di ingresso in un nuovo mondo, dalle dimensioni sconfinate.
Tutte le testimonianze che accompagnano la rappresentazione di folle, o di piccoli gruppi di spettatori di fronte alla magia "della finestra che si apre sul mondo" (Ramuz), o della "lucerne de l'infini" (Baudelaire), fino al capitolo iniziale della Recherche proustiana - con le emozioni per le immagini proiettate da una piccola lanterna giocattolo ("Al modo dei primi architetti e maestri vetrai dell'età gotica, la lanterna magica sostitutiva all'opacità dei muri impalpabili iridescenze, soprannaturali apparizioni mul-ticolori, dov'erano dipinte leggende come in un'invetriata vacillante e momentanea") - rendono perfettamente lo stesso senso individuale e collettivo di meraviglia e stupore panico, di esaltazione e paura, di testimonianza del vedersi traghettati in una dimensione ctonia, di regressione ad emozioni primitive, di apertura e conquista entusiasmante del tempo e possesso di un mondo nuovo più vero del vero. E, ultimo e non minore, di uso della luce come di un aiutante magico, dai poteri luciferini e di una chiave d'accesso privilegiata al futuro e alla modernità.
Vale la pena di ricordare una pagina di Puissances de Paris, scritta nel 1919 da Jules Romains, in cui sono splendidamente sintetizzati tutti questi motivi che riteniamo possano rivivere nella notte romana: "La notte cinematografica non è lunga... Un cerchio bruscamente illumina il muro di fondo. La sala dice: 'Aah!' Festeggia con questo vagito... Il sogno della folla comincia: la folla dorme, i suoi occhi non vedono più, non ha più coscienza della sua carne. In lei non c'è che una fuga di immagini, un froufrou di sogni... Tutta la sua realtà interiore trema sullo schermo... Visioni che richiamano la vita, ma una sorta di nebbia oscilla davanti a loro. Le cose non hanno lo stesso aspetto che all'esterno. Il tempo che regola questi ritmi non è il tempo, quello che adottano la maggior parte delle folle quando non sognano. E' un anima che si ricorda e immagina, è un gruppo che evoca dei gruppi simili al suo, degli uditori, dei cortei, dei raduni, delle armate".
La piazza, che sembrava irreversibilmente condannata a cedere tutti i suoi poteri a favore della piazza elettronica, sta, in questi ultimi tempi, ritrovando una serie di funzioni perdute e soprattutto la sua identità secolare di luogo privilegiato di incontro e scontro politico e civile, di rappresentazione, di consumo e produzione di spettacolo, di termometro di sogni e bisogni collettivi, di spazio topologico ad alta capacità di concentrazione delle energie e al tempo stesso di acceleratore di particelle emotive dell'immaginario collettivo.
Grazie alle immagini create nel corso dei secoli, ora con l'aiuto della scienza, ora con mezzi alchemici, o della magia parastatica o della magia catottrica, i poteri della visione si sono dilatati ininterrottamente, hanno aperto finestre su mondi lontani e mondi interiori, non conoscono confini. Per ora ci si serve ancora di schermi realizzati su supporti materiali, come le mura di una piazza, le facciate di case e palazzi: ci si ritrova in luoghi reali per provare emozioni simili a quelle di Benvenuto Cellini di fronte al prete siciliano, che all'interno del Colosseo, dopo aver disegnato "circuii in terra con le più belle cerimonie che immaginar si possa al mondo" fa apparire legioni di esseri demoniaci e di diavoli. Ma in un futuro ormai molto prossimo si potrà pensare di realizzare il sogno di Clair, Zavattini o Barjavel, di uno spettacolo proiettato sulle nuvole, o sulla volta celeste, o direttamente
nella mente dello spettatore. La realtà virtuale sta già modificando il nostro senso di habitat visivo e il nostro immaginario, anche se in questo momento ci troviamo ancora a metà strada nel passaggio di fase, non siamo ben consapevoli dell'onnipotenza creativa che abbiamo a portata di mano.
La specie degli Icononauti sta subendo comunque una metamorfosi decisiva, sta mutando di stato, anche se conserva nel proprio DNA alcuni tratti che continuano ad avvicinarla alle specie che hanno mosso i primi passi alla scoperta dei mondi della Visione assieme a Cristoforo Colombo, e a tutti coloro che, nel corso dei secoli passati, hanno provato di fronte agli spettacoli di lanterna magica, alle fantasmagorie, o alle prime proiezioni dei cinematografi ambulanti, il senso del ritorno al mito della caverna, o addirittura a quello della creazione.

Marlene
E' soprattutto a loro che penserò immaginandomi le emozioni possibili dello spettatore romano che si farà trascinare dal flusso delle immagini e che ballerà sotto le stelle con Anna
Magnani e James Dean, con Fred Astaire e Ginger Rogers, con Charlot e Marlene Dietrich, che cavalcherà con John Wayne e James Stewart, che passerà naturalmente dalla contemplazione delle stelle del cinema a quella delle stelle celesti nella notte di San Silvestro. C'è un verso della Divina Commedia che riprende una frase della profezia di Tiresia dell'Odissea in cui si dice "dei remi facemmo ali al folle volo": mi auguro che i poteri alchemici e la magia e potenza dei Cannoni di luce, adattati a questa fantastica cavalcata nello spazio e nel tempo, da Cabilira di Pastrone a Roma di Fellini, consentano ancora, agli occhi di migliaia di spettatori di trasformarsi in ali: facendo sì che volino leggeri come Peter Pan lungo i decenni di storia del cinema sotto lo sguardo compiaciuto di tutti coloro che in passato - da Leonardo a Cellini, da Della Porta a Kircher, da Piranesi a Pinelli - hanno visto nelle piazze romane le stelle polari della Visione e del senso di Festa collettiva, e in alcune di queste piazze hanno percepito l'anima e sentito battere il cuore di tutte le piazze dello spettacolo del mondo.
Gian Piero Brunetta
PROGETTO MULTIRIFRAZIONE
PRIMI PIANI
Direzione artistica e progetto musica
Luigi Cinque
Ideazione e realizzazione progetto cinema
Nino Bizzarri
Ideazione pianofortofono
Luigi Cinque e Giorgio Ursini Uršic
Dirczione orchestra pianoforti
Bruno Tommaso
Messa in scena
Marco Solari
ai pianoforti
Danilo Rea, Riccardo Fassi, Massimo Fedeli, Marco Fumo, Cinzia Gizzi, Carlo Mezzanotte, Roberto Nissim, Fabrizio Pieroni, Stefano Sabatini, Antonello Salis, Edoardo Suriani, Marco Tiso, Richard Trithall,
Paolo Tombolesi, Luca Venentucci, Andrea Zanchi, Andrea Alberti, Marco Malagola, Massimo Rizzuto, Maurizio Rizzuto, Stefano Sanzò, Enrico Venturini.
Claudio Bacciali, Daniele Barcaroli, Valerio Faggioni, Sandro Mambella, David Mecolo, Emilio Merone, Marmela Pasqui, Roberto Procaccini,Cristina Saraceno. Gli allievi della scuola del M° Giuseppe Scotese.
Consulenza pianistica
Riccardo Fassi
Coordinamento musicale
Stefano Scatozza, Valerio Faggioni, Massimo Sinceri
Organizzazione generale
Carmen Pignataro , Anna Paola Bonanni , Isabella Valoriani
Disegno luci
Stefano Pirandello
Illuminazione e proiezioni scenografiche
Antonio Longo , Stefano Lattanzio
Elaborazione immagini
Gabriella Peyrot
Coordinamento tecnico
Antonio Longo , Fabrizio Fini
Disegno scenico
Gabriele Bellingeri
Suono
Augusto Fontana , Stefano Simonelli
Consulenza grafica
Franca Rovigatti
Ufficio stampa
Fiorentina Galterio
Pianoforti: Ciampi - Allestimento luci, audio, proiezioni - HMI: Art Sound S.r.l. - Palcoscenici: V.E.F.A. Servizi e Impianti per lo Spettacolo - Fuochi d'Artificio: Pirotecnica Romana di Renzo Giara
Si ringraziano per la collaborazione
II M° Giuseppe Scotese
L'architetto Piero Brega
Benito Moschetti, Servizi Ausiliari Cinematografici |