spirito bono (Intingo)
Ballo in re (festa) / Ballu / Morte di Pulcinella / Spirito bono (Coccodè)

Carlo Siliotto: violino, mandolino, voce, flicorno tenore
Piero Avallone: batteria, putipù, voce
Piero Brega: voce, basso elettrico, chitarra acustica
Luigi Cinque: sassofono soprano e tenore, clarinetto, flauto ottavino
Francesco Giannattasio: percussioni, organetto, fisarmonica, voce, sax tenore
Pasquale Minieri: chitarra elettrica e acustica, basso elettrico, contrabbasso, mandolino
Ha collaborato alle percussioni: Giorgio Vivaldi

Ringraziamo le bambine Carolina e Sibilla per la partecipazione in "morte di pulcinella"

Musiche e arrangiamenti: Cdl
Testi della tradizione popolare

Tecnico del suono: Peter Kaukonen
Assistente tecnico del suono: Mario Ruffa
Missaggio: Peter Kaukonen - Cdl
Produzione: Cdl
Organizzazione: Anna Bernardini, Vincenzo Punzi
Studio di registrazione: Chantalain, Roma

Registrato novembre 1975

Piccola biografia del CDL al 1974

Nasce-Primavera 1972: Piero Brega (voce e chitarra), Francesco Giannattasio (voce, organetto e percussioni), Sara Modigliani (voce e flauto), Carlo Siliotto (voce, chitarra e violino). In questo periodo il Canzoniere svolge una certa attività con il Nuovo Canzoniere Italiano e assieme partecipano a rassegne, spettacoli collettivi e festivals. Nell'inverno '73 insieme a Giovanna Marini, Elena Morandi, Gianni Nebbiosi e alcuni componenti di Alberomotore, danno vita allo spettacolo "Fare Musica". Le felici repliche dello spettacolo rafforzano quelli del Canzoniere nel proposito di tentare una fusione con altri modi musicali. Nasce una nuova formazione per l'album "Lassa stà la me creatura" ed agli originali componenti meno Sara Modigliani si aggiungono: Pasquale Minieri (chitarra elettrica e basso), Luigi Cinque (sax tenore, soprano e clarino), Gianni Nebbiosi (sax soprano e clarinetto), Giorgio Vivaldi (percussioni). La formazione attuale è la stessa ma senza Nebbiosi e con Pietro Avallone alle percussioni.
Discografia
"Quando nascesti tune" (Dischi del Sole - DS 1030/32), "Lassa sta' la me creatura" (Intingo - Ital 14003)

Alcune recensioni

1974 - aprile Muzak
Folk ed espressività popolare: la musica dell' "altra" Italia

Prima degli anni '60 era pressoché il buio. Solo Alan Lomax aveva girato l'Italia regione per regione, portando alla conoscenza della cultura ufficiale musiche, modi e strumenti per lo più sconosciuti (...) La cultura italiana progressista e conservatrice fu forzata ad un confronto con una realtà che era comodo pensare morta od esclusivamente "folkloristica". Questa antologia fu la scintilla che diede fuoco al "folk revival" italiano (...) Il fatto è che il termine "popolare" lascia intravedere la fastidiosa matrice di classe della musica a cui si riferisce, è un termine troppo preciso, non genera quel po' di confusione e ambiguità fornito così brillantemente da "folk". Poi folk è tutto, un gran calderone fatto di Oriette Berti buone massaie, di Anne Identici "alla avanguardia dell'impegno canoro progressista", di Gigliole Cinguetti in contadinesche vesti, di Secondi Casadei sorridenti e pasciuti, di estetismi individualisti-bohemien alla Fabrizio de Andrè, di pietismi interamente interclassisti tipici della canzone di protesta tanto di moda alcuni anni fa, di Vianella dediti alla più grossolana e penosa mistificazione qualunquista a livello di "semo gente de borgata". Il folk vorrebbe essere la versione intelligente e acculturata della canzonetta di consumo, è un prodotto commerciale creato e consumato dalla classe dominante e da questa imposto, tramite le comunicazioni di massa, alle classi subalterne come ulteriore momento di alienazione e di falsa coscienza (...) La canzone popolare è invece una necessità espressiva che il popolo usa per comunicare qualsiasi problema, stato d'animo, fatto privato o sociale. Il protagonista della musica popolare è la comunità (sia quella del paese o del quartiere, poco importa) (...) Comunque, due sono le caratteristiche del canto e della musica popolare: la matrice di classe ed il valore d'uso (...) Se fino a poche decine di anni fa la cultura popolare italiana era prevalentemente contadina, ora, dopo l'abbandono delle campagne, sta cercando di trovare una configurazione nuova all'interno della ben diversa realtà urbana. Non è quindi che la canzone popolare tenda a scomparire, è che, con il trasformarsi delle condizioni di vita, dell'ambiente, del rapporto con il padrone, essa necessariamente si ricrea (...) C'è anche l'incontro con la cultura di tutto il mondo, con l'espressione musicale internazionalistica degli sfruttati: jazz, blues, free-jazz, Woody Guthrie, ecc. Una delle più grosse componenti di differenziazione è la presenza dell'intellettuale mediatore e catalizzatore di culture anche opposte. L'intellettuale che cerca di essere organico alla classe operaia è figura relativamente nuova (...) Non è inoltre trascurabile il cosiddetto "generation gap", la frattura generazionale che ha portato i giovani a scoprire una cultura, un modo di vita, ed anche una musica esclusivamente loro (...) Queste nuove e complementari forze che si uniscono alle classi subalterne hanno dato vita in questi anni (dal dopoguerra ad oggi) alla nascita di una musica articolatissima spesso con aperti contrasti all'interno fra i vari "tipi" musicali presenti, mai perfetti od esaurienti. La ragione d'essere è proprio nella diversità che però trova una radice comune...nella ricerca di un divenire storico, culturale, musicale che, a diversi livelli, si oppone al conservatorismo borghese, all'idea della cultura (e dell'uomo) come merce, della musica come puro godimento estetico...divenire che si oppone all'idea del popolo come gregge, dello sfruttamento, della tolleranza come massimo di libertà, dell'incomunicabilità come stato di necessità; divenire che si può chiamare, a seconda dei momenti e dei luoghi, jazz, musica politica, rock, avanguardia musicale, o ancora musica popolare contadina, che si può chiamare Mario Schiano, Giovanna Marini, Aktuala, Canzoniere del Lazio, Luigi Nono, oppure John Coltrane, David Peel, Sid Barret, Woody Guthrie, John Cage o con mille altri nomi, ma che vede come unico reale creatore, ispiratore ed interlocutore il popolo stesso, e non inteso genericamente.
(Paolo M. Ricci)

1974 - 13 giugno
Corriere della Sera

Più folk che pop per i quindicimila di Parco Lambro



"E' inutile che protestiate - sbraitava al microfono Massimo Villa, presentatore del Quarto Pop Festival di Re Nudo - perché non rispettiamo il programma stabilito, perché l'amplificazione non è sempre perfetta, e così via. Sono gli aspetti di una organizzazione necessariamente empirica, ma che è l'unica possibile se vogliamo rimanere affrancati dai padroni della musica", questo per placare le blande manifestazioni di dissenso nei confronti della gestione Valcarenghi - Re Nudo (...) Trascorso senza grandi emozioni sul piano musicale il primo giorno (con Claudio Fucci, gli affiatatissimi e "arrabbiatissimi" Stormy Six... con le canzoni politiche di Alberto Ciarchi e Ivan della Mea), ieri il livello artistico è leggermente salito (...) Dopo una lunga pausa sono saliti sul palco i componenti del gruppo Canzoniere del Lazio, rappresentanti tipici di una nuova tendenza musicale nella quale confluiscono elementi del folk, del rock e della musica classica... seguiti dai mistici Acqua. Nella serata i Perigeo (Fasoli, Sidney, D'Andrea, Giovanni Tommaso) hanno presentato il loro repertorio di jazz - rock - musica contemporanea…

1974 luglio SuperSound



(...) Un altro gruppo che brucia carburante pur rimanendo a casa è il Canzoniere del Lazio. Siliotto, Nebbiosi e compagni hanno scelto via Casal Lombroso per le loro vacanze...e per incidere tutto un lavoro iniziato l'anno scorso. Abbandonata la formula unicamente e tipicamente folk-popolare, hanno elaborato gli stessi motivi traducendoli in musica completa, in una formula moderna (...) Rinnovarsi per non soccombere, ma anche specialmente per non crogiolarsi su basi che seppure hanno successo, dopo un po' diventano standard e di routine e principalmente non soddisfano chi le fa. I ragazzi del Canzoniere del Lazio non vogliono rimanere invischiati in una catena di montaggio che produca sempre la stessa musica...Questo è il concetto validissimo sul quale giustamente si basano. In bocca al lupo, per questa nuova interessantissima esperienza.

1974 novembre Lotta Continua



Dovete sapere che alla festa della Magliana dovevano venire, e non sono venuti, Lucio Dalla (assente ingiustificabile), Cochi e Renato (pare giustificabili) e Jannacci (perché era malato). E' venuto invece, compiendo un pericoloso viaggio da Roma Centro alla periferia di Roma, tale De Gregori, pare celebre, il quale ha chiesto 400mila lire per esibirsi, e ha preso 400mila pernacchie. La cosa, annunciata, ha riscosso unanime successo (...) Invece sono venuti Pierino ed Enzo del Re, il Canzoniere di Salerno e quello della Magliana, il Canzoniere del Lazio, ed il tenore Santoro, Biagio, che non c'entrava ma è andato forte, e la Banda di Centocelle: venticinque componenti, nemmeno 150mila lire, e abbiamo sentito per la prima volta l'inno di Lotta Continua con tanto di piatti e tromboni...

1974 novembre Muzak (P.M.R.)
Canzoniere del Lazio: LP "Lassa sta' la me creatura" (Intingo)



Sconcertante, un disco ottimo abbondante fatto in Italia! Il critico esulta, dopo ore di insulsaggini su novità a 33 giri, dal tetro vinil spunta una bianca luce. Il critico ascolta e riascolta, pensa e ripensa... "è una svolta!" (...) Si dirà di "Lassa sta' la me creatura", delle sue svariate meraviglie, perchè sono svariate. Stiamo esaminando il caso, speciale e sottile, della seconda fatica discografica del Canzoniere del Lazio, gruppo più precisamente romano, unico nel suo genere nella nazione intiera (...) La musica popolare italiana è presa, amata, studiata, riproposta ed infine rielaborata. Ed ognuno dei sette del Canzoniere ci butta dentro se stesso, in una contaminazione personale non canonica ma rispettosa del punto di partenza. Ed è una nuova musica quella che esce (...) Se la chitarra sarda di "Su gravello arrubiu" si confonde e dialoga con la chitarra elettrica distorta, è solo nuova musica popolare, ed è rispetto per la "vecchia" musica popolare non considerarla una cosa da studio ma un fatto vivo (...)Se i "Canti a mete di Barbarano" danno spazio ad una stupenda improvvisazione free tra sax soprano e sax tenore, che c'è di male? Solo bene da certa musica (...) Il critico vorrebbe tessere lodi ad ogni suonatore, ma si limita a proferire di originalità di suono, di ottima musica d'insieme e di a solo perfetti ed intensi, mai eccessivi o incauti o effettistici, bensì bizzarri e rupestri. Mai il critico sentì, nella sua critica vita, una voce come quella di Piero Brega che è davvero stravolgente (...) E se il critico era stato in un primo momento malimpressionato dall'eccessiva presenza delle percussioni e del basso, ora scopre nuove e colorate bellezze in questi ritmi insistenti e così via. Così tra saltarelli e processioni, tra organetti e violini il critico si perde e s-fuma...

1974 dicembre Re Nudo
Canzoniere del Lazio: "Lassa sta' la me creatura" LP (Intingo)

A distanza di cinque mesi, dalla prima volta in cui vidi il Canzoniere suonare in un concerto a favore del divorzio, mi trovo a parlare del loro ultimo LP. Allora, dopo averli sentiti, ne rimasi talmente colpito che andai subito a parlare con loro...Chiesi loro se facevano del folk elettrificato come i Fairport Convention: mi accorgo ora quanto sia limitativo paragonarli al gruppo inglese. La loro è un'opera ben più vasta di recupero della musica popolare mediterranea, mediante una creatività interpretativa che ben amalgama canzoni contadine con mezzi di espressione moderni (...) Il loro è un tentativo molto ben riuscito di rendere attuale, di urbanizzare questa favolosa musica, pur rispettando i contenuti e le forme di espressione. Il disco si apre con Antidoto (alla tarantola), una tarantella pagana in cui il Canzoniere del Lazio unisce i ritmi ossessivi della musica africana con una liturgica melodia (...) Seguono poi una bellissima danza tipica...e una processione in cui la semplicità popolare ha trasportato con tanto calore le vicende di Cristo, al punto che l'ascoltatore pensa che tutto sia successo sulle colline laziali (...)Nella seconda facciata c'è il pezzo che può considerarsi fra i più belli dell'album, in quanto il clima reso dal gruppo è fra i più suggestivi: "Su gravello arrubiu" è un brano aspro ma nitido, dal ritmo serrato ma pieno di vitalità, ispirato ad un modo di fare musica meditativo ma pastorale. Un disco che senza dubbio si inserisce fra le gemme del filone popolare italiano.

1974 dicembre Playboy
(Roberto Leydi)

Dischi:
Canzoniere del Lazio "Lassa sta' la me creatura"
(Intingo-distribuzione Ricordi)
Con Gianni Nebbiosi, Carlo Siliotto, Francesco Giannattasio, Giorgio Vivaldi, Luigi Cinque, Pasquale Minieri, Piero Brega, e con Glauco Borrelli, Sara Modigliani, Andrea Piazza.

Se si riesce a superare la ripugnanza dell'etichetta (...) e si fa girare sul piatto del giradischi la prima raccolta di esecuzioni del Canzoniere del Lazio pubblicata dalla Intingo...ci si trova di fronte ad una delle cose più interessanti e più discutibili del "folk revival" italiano. Il Canzoniere che si ascolta in questo disco è la seconda versione del gruppo (...) All'interno del Canzoniere è venuta sviluppandosi non senza contrasti, lacerazioni, discussioni violente e dibattiti accesi, una tendenza "folk-rock", guidata da Gianni Nebbiosi. (...) Qualcosa, in questa direzione, già s'era fatto in Italia. E basti ricordare gli Stormy Six, per non citare che il gruppo più conosciuto in ambiente giovanile. Ma i risultati cui Nebbiosi approda sono senza dubbio i più problematici ed i meno dilettanteschi. C'è prima di tutto la partenza da materiale di prima mano: Nebbiosi ed una parte almeno dei componenti del Canzoniere, hanno esperienza diretta della musica popolare laziale, hanno fatto ricerca, hanno ascoltato le registrazioni originali, hanno anche seguito la strada del ricalco dei modi autentici d'espressione tradizionale. E tutto ciò si sente e dà alle esecuzioni del gruppo un carattere tutto particolare, che non fuga certo i dubbi e le perplessità sulla legittimità dell'operazione e della sua utilità politica, ma pone le esecuzioni ad un livello superiore di quello di tutti gli altri folk rockers nostrani (...) Gli otto brani che formano il disco derivano tutti da materiale autentico, ed anche di sotto il "travestimento" rock, con sonorità moderne (e moderni sono quasi tutti gli strumenti utilizzati: chitarre elettriche, saxofoni, percussioni, accanto all'organetto e al marranzano), con gusto moderno, con impegno moderno escono momenti in cui il riferimento ai modi originali della tradizione diviene esplicito e fortemente comunicativo (...) Certo, un discorso come questo pone problemi seri a chi si muove entro la problematica del folk revival, ma anche se si ritiene che operazioni del genere siano molto rischiose, i risultati di lavoro che le registrazioni esemplificano non possono essere liquidati con un giudizio sbrigativamente negativo (come è il caso, secondo me, di altre prove di folk-rock italiano).

1975 gennaio Gong (S.S.)
Canzoniere del Lazio: "Lassa sta' la me creatura" (Intingo)



Passato attraverso la prima fatica discografica di "Quando nascesti tune", il Canzoniere del Lazio approda insieme a Giovanna Marini allo spettacolo "Fare Musica" (...) Ora questo LP, che data una svolta fondamentale nell'attività del Canzoniere. Un organico più che raddoppiato, quasi una banda. Sette personaggi tutti in cerca di musica, armati di sax, percussioni e chitarre elettriche, oltre naturalmente ai primi vecchi ferri del mestiere, violino organetto e chitarra. E la musica è saltata fuori! Vitale, efficace, sostenuta da una forte tempra popolare. Il problema chiamato in causa è quello del rapporto città-campagna, l'obiettivo quello di riuscire a sanare le false contraddizioni che su questo tema impongono i mercanti della musica. Nuove sonorità, vissute normalmente come cittadine, si infilzano in improvvise scorribande nei modi esecutivi extra-urbani. Ma non c'è contaminazione, nessuna profanazione, semmai delle piccole sbavature dovute più alla smania creativa, alla voglia di fare, che non all'impegno da assolvere. Perché questo impegno, pure con tutti i rischi che si pascola dentro, viene svolto intelligentemente e con ordine, e soprattutto viene svolto dalla parte di una giusta ispirazione (...) E lo testimoniano alcuni spezzoni di questo LP, nei quali l'impasto musicale di sacro e profano ci arriva come musica nuova (...) La strada che batte oggi (il CdL) è la stessa che lo ha visto nascere, ha soltanto in avanti gli orizzonti della sua ricerca. Il tempo darà la misura di questo salto, ma già fin da adesso ci sono abbastanza materiale e buoni motivi di angoscia per tutti gli etichettomani che razzolano intorno al pentagramma.

1975 Ciao 2001
(Dario Salvatori)

Il nuovo folk del Canzoniere del Lazio. In un momento così importante per la scoperta della tradizione popolare, il lavoro del Canzoniere del Lazio si impone fra i più interessanti fino ad andare "oltre il folk", fuori dagli stessi limiti imposti dall'etichetta.Che il folk sia diventato un fatto di moda, almeno nelle ultime due o tre stagioni, se ne sono accorti anche gli operatori del settore (...) Proprio quando un genere musicale od un filone cominciano a diventare un fatto di moda, e lo diventano sempre alternativamente, iniziano i guai per i musicisti che spesso vengono coinvolti, spesso loro malgrado. Il patrimonio folkloristico italiano...non ha subito purtroppo processi di stratificazione in grado di farlo arrivare alle masse così come era partito (il blues invece è entrato tranquillamente nella storia della musica popolare americana) (...) Ora da un paio di anni a questa parte la situazione e cambiata (...) In un momento in cui non si capisce più cosa possa suscitare l'interesse del pubblico...si riscopre la musica popolare. Un interesse che può essere valutato, come "media", alla stregua di quello furbesco e attivissimo del revival (...) In Italia il folk sta attraversando un certo splendore, anche se si tratta di luce riflessa. Locali che per anni hanno ospitato artisti folk per poche persone (Folkstudio) stanno registrando pienoni senza precedenti. I Festival dell'Unità e Canzonissima scoprono il folk. Nascono ovunque nuovi locali specializzati. Studiosi come Settimelli, Carpitella e Leydi (per anni confinati in oscuri lavori di ricerca) godono oggi di una popolarità quasi divistica. La Nuova Compagnia di Canto Popolare diventa un fatto nazionale, e via di questo passo (...) In tutta questa storia il Canzoniere del Lazio occupa un posto assai singolare. Innanzi tutto la loro operazione, la loro "azione musicale" è cominciata molto prima del boom del folk (...) Si può dire che il Canzoniere del Lazio è stato senz'altro fra i primi gruppi in Italia a fare musica popolare, rielaborando e reinventando sugli schemi e sui modi espressivi della tradizione. Il gruppo è arrivato a questa concezione musicale attraverso due anni di ricerca e riproposta di musica contadina e operaia del Lazio e del centro-sud...con lo scopo di rimettere in circuito quei modi di espressione soffocati e frazionati, storicamente, da sempre, emarginati e tenuti lontani dalle masse (...) Nella primavera del 1972 il Canzoniere nasce formato da Piero Brega, Francesco "Bubù" Giannattasio, Sara Modigliani, Carlo Siliotto è la prima formazione che, muovendosi insieme al Nuovo Canzoniere Italiano e all'Istituto Ernesto de Martino, reperisce e porta in giro materiale di estremo interesse: feste di piazza, canti sociali, politici, rituali della Sabina, della Ciociaria, della campagna romana, della Valnerina, dell'alto Lazio, della Campania e delle Puglie, costituiscono il loro repertorio iniziale. Nell'inverno del 1973 il Canzoniere riesce a dare vita (insieme a Fernando Fera, Glauco Borrelli, due componenti dell'Albero Motore, a Gianni Nebbiosi, Giovanna Marini, Elena Morandi) allo spettacolo "Fare Musica", con lo scopo di fondere in un unico spirito comune linguaggi musicali all'apparenza diversi, come la nuova canzone d'autore, storie antiche e contadine, timbri, colori e strumenti tradizionali insieme a strumenti elettrici (...) Nonostante i larghi consensi "Fare Musica" ebbe breve vita per le solite difficoltà organizzative derivanti dall'essere interamente autogestito. Dopo l'estate del 1973 si sono aggiunti altri musicisti: Pasquale Minieri proveniente dal rock, Gianni Nebbiosi cantante sassofonista e clarinettista, Luigi Cinque proveniente da formazioni jazz., Giorgio Vivaldi promotore di musica spontanea, Andrea Piazza collaboratore di molti gruppi (...) E' con questa formazione che il Canzoniere del Lazio ha inciso un nuovo LP "Lassa sta' la me creatura" per la Intingo di Ricky Gianco. (...) Dice "Bubù": "vogliamo suonare molto ma in situazioni dove chi suona e chi ascolta si riconosce, fa musica insieme, trasmette esperienze. Come nelle feste di paese dove chi suona non è artista per missione divina, ma serve per stare insieme, per ballare e rinsaldare i vincoli affettivi della comunità (...) Il nuovo album del Canzoniere vuole essere la concretizzazione dello studio dei moduli popolari, oltre che il passaggio dalla riproposta alla proposta di un nuovo modo di legare improvvisazione e tradizione, ritualità contadina e tensione urbana.

1975 ottobre Muzak
Licola. Cronaca. Sotto la polvere l'erba.



Giovedì 18 settembre ore 10: sulla spiaggia-pineta di Licola (Napoli) "Mille pini" incomincia la prima festa pop organizzata dal movimento degli studenti. La apre Janis Joplin, trasmessa a tutto volume dalla radio del campo, con le note struggenti di "Mercedes Benz" (...) Venerdì ore 21-22: suona il Canzoniere del Lazio ed in trentamila si scatenano in una sfrenata tarantella, agitando lunghe canne raccolte lì vicino, verso il cielo bianco di polvere. Il pubblico di Licola non accetta il ruolo passivo dello spettatore: la musica viene usata per ballare, per stare insieme, per fumare, per fare l'amore, per suonare, per cantare. La musica non è un oggetto di consumo(...) Contrappunti ai fatti: dateci pane, ma dateci anche rose. (Giaime Pintor)
Licola non è stata una festa senza contenuti, né soltanto un'esplosione di gioia e di voglia di divertirsi. Ma non è stata nemmeno la noiosa sommatoria di comizietti e dibattiti, di parole d'ordine e slogan. E nemmeno un ferreo e militaresco contarsi delle forze rivoluzionarie, una semplice constatazione della forza del movimento degli studenti (...) Una festa perfettamente riuscita? No di certo. Le disfunzioni, non solo organizzative, ma politiche, sono state molte, anche se non tali da pregiudicare la festa (...) Non s'è tenuto conto che chiamare musicisti a casaccio, senza un discorso chiaro, avrebbe provocato qualche incidente. Non s'è tenuto conto che non è più possibile fare una festa realmente liberata con musicisti pieni di sé e della loro arte, convinti che il loro discorso debba prevaricare i bisogni del pubblico, le sue richieste, la sua voglia di partecipazione:un Canzoniere del Lazio con atteggiamenti divistici, un Sorrenti provocatorio dove non era affatto il caso di esserlo, un Venditti che all'ultimo minuto avverte che sceglie una manifestazione radicale sul 20 settembre, sono gente che con queste feste, a meno di una autocritica seria, non ha molto a che fare...

1976 gennaio Muzak
(Giaime Pintor)

Interviste. Siamo in ballo balliamo.
La musica popolare deve essere riproposizione di riti passati o continuazione che tiene conto del nuovo, verso il futuro? "Dalle campagne che si spopolano ormai non può venire nessuna musica popolare che non sia straniata" ha dichiarato Luigi Cinque sassofonista del Canzoniere del Lazio, all'avanguardia del nuovo pop italiano, "se i baraccati ballano al Campidoglio la tarantella, la fanno su un ritmo più veloce, che esprime la durezza della nuova lotta". Anche l'Unità, l'organo del Pci, ha dedicato alla questione la sua terza pagina per alcune settimane. In tutto il movimento, e dopo Licola, la "questione" della musica popolare è al primo posto quando si parla di nuova musica, di nuova cultura, di alternativa. Ma qual'è la musica popolare oggi? Solo quella riprodotta dai contadini nella loro realtà quotidiana? O magari quella rivista di Maria Carta, quella dolciastra di Anna Identici, o le "pastorellerie" del Canzoniere internazionale di Leoncarlo Settimelli? O forse esiste una musica popolare diversa: con uno sguardo alla musica popolare urbana (proletaria, potremmo dire) e uno ai rifacimenti "pop-jazz" del materiale popolare. Di questa seconda corrente fa parte il Canzoniere del Lazio, con "Spirito bono" uscito in questi giorni al suo terzo disco, partito da una ricerca di materiali popolari e approdato ad un nuovo modo di fare musica. Musicisti capaci di trascinare 10.000 persone in frenetiche tarantelle, e applauditissime star della controcultura. Abbiamo parlato con Luigi Cinque, sassofonista del gruppo. Muzak: cerchiamo un po' di chiarire la questione della musica popolare. Qual'è la storia dei vostri rapporti con il materiale contadino, qual'è stata e qual'è la vostra ipotesi di lavoro? Luigi: il nostro lavoro è cominciato con il Canzoniere italiano e con Sandro Portelli. Facevamo "ricerca", registrazione del materiale popolare e lo riproducevamo tale e quale... ma un po' per l'uso di strumenti diversi, un po' per l'esigenza di intervenire su questi materiali, cominciammo ad improvvisare. Credo che nella riproposizione del materiale popolare ci siano diversi modi di improvvisare: noi preferiamo intervenire sull'atmosfera piuttosto che sui "modi". Così, per esempio, se riproponevamo un canto, che so?, di mietitura della Ciociaria, usavamo questo materiale come schema, quasi fosse una testimonianza su cui intervenire con la nostra particolare sensibilità, anche strumentalmente. E così al posto della zampogna, delle ciaramelle, del mandolino o della chitarra "battente", usavamo basso e percussioni per riproporre il ritmo, mentre i sax ed il violino costituivano una tessitura simile a quella delle zampogne e delle ciaramelle. Il nostro discorso, cioè, riprendeva il materiale popolare scomponendo e ricomponendo l'atmosfera, appunto, e anche al livello di modi riproponeva il doppio aspetto melodico e ritmico... in pratica si era, in quel primo periodo, ancora interni quasi totalmente alla musica popolare, pur cercando di afferrarne più le caratteristiche generali che non i modi specifici... Muzak: sempre comunque all'interno della musica popolare. Qual'è stata l'evoluzione successiva, e perché avete sentito l'esigenza di sviluppare in "autonomia" il vostro discorso? Luigi: ci si è posta, ad un certo punto, l'esigenza di rivedere la concezione generale. Un dato significativo per questa revisione era la gente che ci veniva a sentire: perché anche il pubblico decide... allora, per esempio, i momenti di improvvisazione non erano tanto dettati dal materiale su cui si improvvisava, quanto da noi stessi, dalla nostra esperienza, da quello che avevamo immagazzinato. Non solo come individui o studenti o compagni di città, quanto, direi, come operazione di "simpatia" nei confronti della musica popolare. Perché certo, non abbiamo una storia contadina, nel senso che non siamo e non abbiamo mai preteso di essere contadini, ma magari quella cosa fa parte della tua cultura, nel senso che una certa melodia popolare l'hai sentita per strada, o la cantava tua nonna: una operazione culturale, insomma... ma non una riproposizione astratta che sa di "Arcadia", perché ripropone una cultura che, nostro malgrado ma di fatto,sta morendo... Un'operazione culturale, volontaristica, se vuoi, ma non intellettualistica... Ma appunto perché è il pubblico in ultima analisi che ti dà le scadenze, che ti impone delle cose non potevamo continuare questa riproposizione anche se già rivisitata. Noi, ed il pubblico che ci ascolta, siamo cresciuti sul rock, sul jazz, sulla musica leggera anche, e allora la nostra musica, come tutta la musica del resto, è un processo di sintesi, nel nostro caso, appunto sintesi fra materiale popolare, strumenti moderni e improvvisazione che nasce dal rock e dal jazz... insisto: non siamo contadini, non abbiamo una cultura contadina, non riusciamo nemmeno fino in fondo a comprendere gli strumenti popolari autentici. La ciaramella, per esempio, è uno strumento difficile, che è rilevante anche perché è legato a "riti", ma al nostro orecchio per esempio il suo suono è stonato. Allora c'è un rapporto dialettico fra strumenti ed improvvisazione, non sono cose separate, che puoi vedere in contesti diversi. Così se oggi noi sentiamo l'esigenza di riprendere gli strumenti popolari, l'uso che ne facciamo è diverso, risente di questo passaggio per la chitarra elettrica o il sax. Muzak: credo, ed è apparso anche al dibattito sull'Unità, che se è vero che non può darsi una "riproposizione", cioè riprodurre tale e quale la musica popolare come schemi musicali, ma si deve ricercare una possibilità di "continuazione", cioè di situazioni reali e di lotta che rendano possibile una musica "altra". Ecco, in questo senso, in quale situazione sociale, di lotta, voi affondate per poter "continuare" una musica popolare? Luigi: qui, è chiaro, c'è tutto il discorso sulla musica urbana. Cioè dalle campagne che si spopolano ormai non può venire nessuna musica popolare senza essere straniata, perché i contadini emigrano o si inurbano... così per esempio a Roma se i baraccati vanno al Campidoglio e si mettono a ballare una tarantella, te la fanno veloce il doppio... perché anche i ritmi cambiano. O per esempio quando i metalmeccanici nelle manifestazioni battono sui bidoni, riproducono una matrice ritmica popolare e contadina, ma ci mettono quella durezza, quei mutamenti ritmici che gli vengono proprio dalla vita in città e dal lavoro delle fabbriche... cioè vivono una diversa alienazione rispetto a quella dei campi e dunque anche diversi modi di espressione, la musica usata per una socializzazione diversa. Basta guardare il gruppo di Pomigliano, per esempio, un gruppo che mantiene legami strettissimi con la cultura contadina ma immette soprattutto nella ritmica, più ancora che nei tessuti, la nuova realtà industriale. E perché, se non perché Pomigliano è una zona vicino a Napoli (e dunque a cultura essenzialmente popolare) ma con gli stabilimenti dell'Alfa, e dunque ormai fortissimamente industrializzata? Ora è evidente che noi viviamo la cosa diversamente. Non abbiamo con la musica popolare che un rapporto culturale, appunto, e ci torniamo con la nostra sensibilità... Per farti un esempio: io ricordo ancora le ninne-nanne di mia nonna, io sono siciliano, e questa in qualche modo è cultura mia, che mi appartiene, anche se poi il tipo di vita e di socialità che mi è propria ha ricevuto influssi molto maggiori nella città e negli ambienti studenteschi, in una certa cultura giovanile di questi anni. Un episodio che mi ha colpito è quello del Venerdì Santo nel mio paese, in Sicilia,, un'esperienza affascinante e terribile; una processione lunghissima, tre voci femminili che ripetono continuamente "ave Maria santa Maria" e dei bambini che portano delle grandi palle di carta viola con una candela accesa dentro... questo continuo lamento, queste palle, il senso della morte che in queste manifestazioni è presente e quasi tattile, beh io l'ho vissuto in un particolare momento della mia vita ed era una cosa come i Pink Floyd! Ma, voglio dire, a parte l'impatto di questo tipo di tradizioni, nell'ultimo disco (Spirito bono) abbiamo inciso quel pezzo che si chiama "La morte di Pulcinella", in cui questa processione e comunque i funerali, il senso della morte, che insisto è una costante al livello di cultura popolare (ed è molto diverso dal nostro) sono sempre presenti, come memoria, come cultura personale rivissuta... ma non come operazione intellettualistica, ma proprio come riconoscimento di una cultura "altra", che viene rivissuta attraverso la nostra particolare "oppressione", quella del "riprendiamoci la vita", per dire, il "quotidiano" sfruttato, il fatto che questa generazione di cui noi facciamo parte, e come lotte e come coscienza, è un po' come i neri, qui da noi, e come i neri rappresenta la alternativa politica... Muzak: ma se definiamo la musica popolare come quella che è legata alla classe e alla lotta, come si pone il Canzoniere del Lazio? Luigi: ma infatti la nostra non è musica popolare! All'inizio pensavamo che potevamo definirla musica "popolare-contemporanea", ma le etichette non risolvono i problemi di fondo... allora credo che la nostra sia una sintesi fra materiali popolari e l'esperienza concreta del movimento: noi siamo interni a questo movimento, ad un movimento di lotta, dunque, e se non siamo legati specificamente alla classe, tuttavia possiamo dire che la nostra musica è un momento di gioia nella lotta... basta vedere la Tarantella, che è il momento di massimo coinvolgimento del pubblico, dei compagni che ci ascoltano. Ebbene nella tradizione popolare la tarantella è un modo per guarire i malati, un rito di gruppo per curare, attraverso questo ballo frenetico, i cosiddetti "tarantolati", una liberazione delle forze del male, una sorta di esorcismo, non delegato alla chiesa o agli stregoni, ma vissuto socialmente dalla comunità. E chi sono in questa società i "malati", i "tarantolati"? I diversi, gli emarginati, gli esclusi... e noi facciamo rientrare i malati in una "socialità" diversa attraverso lo stesso rito (la tarantella) che è stato usato per secoli dalla cultura contadina e popolare...

1976 Paese Sera (Alberto Bertini)
Folk. "Spirito bono" Canzoniere del Lazio 33giri Intingo



Un disco, traguardo importante anche per il più sprovveduto dei cantanti, è addirittura una "tesi di laurea" per il Canzoniere del Lazio. Il gruppo, al quale abbiamo riconosciuto serietà di intenti fin dal suo sorgere, continua infatti i suoi "studi" di musica popolare proponendo ad ogni incisione (questa è la terza) una sua concezione di fare musica, i frutti di una ricerca, la sua passione di interpretare nella fedeltà alle radici della cultura popolare, anche se qualche volta, nella frenesia dell'esperimento, rischia di "saltare dall'altra parte del cavallo" (...) Per quanto riguarda "Spirito bono" il rischio è frequente ma le "ancore" sono salde e le corde tese servono ad un discorso esasperato ma coerente, a vibrazioni anche azzardate ma intense: l'uso della musica non tanto per illustrare o riportare le tradizioni culturali, quanto come arma per penetrare nei suoi congegni, come grimaldello per aprirne le serrature più segrete, addirittura come bisturi per un esame anatomico delle "parti" che formano un accordo e un brano del testo (un uso al quale il Canzoniere del Lazio si è sempre attenuto) è questa volta portato a raffinatezze che possono anche sembrare intellettualismi e che invece sono cesellature da buon artigiano (...) Basterà per avere conferma di questo, ascoltare con attenzione i due brani della prima facciata dell'LP in cui si esamina e si scompone il difficile modulo del "canto in re" e del "ballo tondo", entrambi sardi, in cui le modulazioni delle voci e delle zampogne, i ritmi delle grida, le cadenze del dialetto, si sciolgono fino a mostrare nervi e carne di cui sono fatti (...) Le vivacità del saltarello, le cadenze da blues (che si trovano in certi mormorii di tono religioso o magico), i ritmi battenti della tradizione lucana, le marcette del "pazzariello", i canti delle processioni, il bagaglio di suoni, di voci e di strumenti del sud, si ritrovano negli altri due brani del disco ("Morte di Pulcinella" e "Spirito bono") che offrono anche esempi di composizioni poetiche di marca medioevale, semplici e grevi ma interessanti anche sotto il profilo filologico.

1976 L'Espresso

Da ascoltare: (...) Esce in questi giorni nelle discoteche l'ultimo LP del Canzoniere del Lazio: "Spirito bono". Attraverso l'elaborazione di un linguaggio musicale che affonda le sue radici nella tradizione popolare dell'Italia del sud e dell'alto Lazio, il Canzoniere del Lazio è riuscito a trovare una personalissima via al jazz. In essa si fondono originalmente i ritmi circolari ed esasperanti della tradizione mediterranea (i tarantolati), le esperienze del jazz afro-americano e gli allegri motivi della sagra paesana (...) Un'incisione che si stacca nettamente dalla restante marea di dischi oleografici o fintamente impegnati che inonda ormai il mercato del folk.

1976 L'Espresso

Da seguire: (...) A Napoli gli spettacoli più importanti del Festival Nazionale dell'Unità (...) Il 6 settembre all'area flegrea, "Max Roach jazz quintet" (...) Il 7 concerto con "Napoli Centrale" ed il gruppo rock-jazz "Baricentro". Ancora musica giovane l'8, sempre al palco centrale alle 22: Toni Esposito e Canzoniere del Lazio...

1976 settembre L'Espresso

Da seguire: (...) A Roma, presso il centro culturale polivalente della borgata Romanina, sabato 11 e domenica 12 settembre, la grande "Festa di Borgata Camion". "Borgata Camion" è un film fantastico, e la sintesi di un anno di lavoro del "centro culturale" con la realtà della borgata (e una realtà che in Italia accomuna 10 milioni di persone) che gli abitanti della Romanina stanno realizzando in questi giorni, assieme a Carlo Quartucci e Carla Tatò, per la televisione. Ma festa è anche molte altre cose, tra l'altro anche un gran ballo popolare a cui parteciperà il gruppo musicale del Canzoniere del Lazio e che andrà avanti dalle ore 18 fino a quando qualcuno vorrà...

1977
"Note di pop italiano" (S.Angiolino, E.Gentile)
Gammalibri


Questo libro esamina l'aspetto musicale, politico e sociale, di quel fenomeno ormai di massa che, anche in Italia, è costituito dalla "musica progressiva", idealmente divisa fra musica pop, politica, folk e jazz. Ad una breve analisi di ciascuno di questi settori, seguono schede biografico-musicali dei rispettivi protagonisti (...) Una panoramica vasta ed esauriente, che va dalle "vecchie glorie" (Dik Dik, Delirium, Equipe 84, Orme, New Trolls, Ricky Gianco, ecc.), agli anni settanta (Area, Banco Mutuo Soccorso, Edoardo ed Eugenio Bennato, Branduardi, Canzoniere del Lazio, Dalla, De Andrè, De Gregori, Finardi, Gaber, Guccini, Lolli, Nuova Compagnia di Canto Popolare, PFM, Sorrenti, Vecchioni, Venditti, ecc.), ai "politici" (Della Mea, Marini, Pietrangeli, Manfredi, Stormy Six, ecc.), ai jazzisti (Centazzo, DePiscopo, Gaslini, Liguori, Mazzon, Scascitelli, ecc.) (...) Ne risulta una guida musicale molto attuale, piacevole da leggere e utile da consultare...
Canzoniere del Lazio: di loro non si può dire che bene. Sono stati i primi e gli unici a volersi incamminare lungo la via della musica popolare, con chiara l'intenzione di poterla rielaborare e rivivere non con lo spirito degli archeologi, ma con il filtro morale e politico degli anni settanta. Partiti con l'aureola del rigore filologico e tenuti un pò al guinzaglio dai "Dischi del Sole" (che li ospitarono nel 1972 di "Quando nascesti tune"), si sono sganciati di buon grado da quelle direttive per andare controsenso verso una creatività che si credeva la musica popolare non contemplasse. "Lassa stà la me creatura", nei guizzi di "Saltarello della Tolfa", gioca con la voglia di capire e di scoprire situazioni che si rinnovano poco a poco, prendendo come trampolino di lancio la tradizione. "Spirito bono", del 1975, è ancora più ricco di improvvisazioni vocali, ma soprattutto musicali, che si avvalgono della supervisione tecnica di Peter Kaukonen ((fratello di Jorma, dei Jefferson Airplaine)); i brani sono raccolti dal patrimonio sardo e del centro-sud, e non mancano di risultare un pò troppo diluiti; ma i 40 minuti sanno di genuinità (...) Il silenzio che li avvolge tuttora e lo scadimento che qualcuno ha intravisto in alcuni concerti mal riusciti, è da interpretare senza pregiudizio: il Canzoniere del Lazio ha proiettato le sue ombre ed i suoi chiarori all'estero, dimorando e suonando in Africa, partecipando fra accoglienze infuocate al VII Festival Internazionale della Canzone Politica a Berlino Est (febbraio '77), studiando per inserire ulteriori frange di jazz nel loro quadro sonoro. Oltre a questo, per onorare e rispettare clausole di contratti che si sono intrecciati, hanno inciso materiale per due album. Quando questi nodi verranno sciolti, il pubblico potrà tornare ad ascoltare una musica tra le più intelligenti e degne di ammirazione...

1990
Dizionario della Canzone Italiana.
(a cura di Gino Castaldo)
Armando Curcio
(voce CdL: A.Sparagna)



Canzoniere del Lazio : nato nella primavera del 1972 a Roma come collettivo di ricerca e riproposta della musica popolare laziale, intorno alla metà degli anni settanta emerge come una delle realtà giovanili più interessanti del panorama musicale italiano per il modo originale con cui elabora e "reinventa" le forme tipiche della musica tradizionale, fondendole con nuove sonorità e modelli esecutivi. Nella fase iniziale di attività del gruppo (...) la ricerca si focalizza sia su forme musicali arcaiche come quelle dei canti "a lungo", eseguiti con l'accompagnamento strumentale di zampogne, organetti e tamburelli, sia su forme più moderne (il vasto repertorio di canti sociali e politici legati alle lotte contadine, che spesso prevedono l'utilizzazione delle tecniche tipiche della parodia, utilizzata come espediente melodico. Il frutto di questo lavoro confluisce in "Quando nascesti tune", disco caratterizzato dalla correttezza filologica con cui viene interpretato il repertorio tradizionale laziale e che viene accolto con grande interesse dalla critica e dal pubblico. L'uscita nel mercato del disco del Canzoniere del Lazio avviene in un periodo particolare, caratterizzato dalla presenza di una ricca e articolata discussione (in atto soprattutto negli ambienti culturali legati alla sinistra), sulla riutilizzazione della musica popolare al di fuori dei contesti di originaria appartenenza. Fino ad allora le posizioni espresse dal revival avevano privilegiato essenzialmente la riproposta rigorosa e scientifica delle forme e degli stili esecutivi tradizionali : i motivi erano dettati principalmente dall'esigenza di diffondere un repertorio completamente sconosciuto e dal bisogno di denunciare situazioni politiche di sfruttamento (...) A differenza della generazione precedente, il movimento politico giovanile dei primi anni settanta ( di cui il Canzoniere del Lazio è l'espressione) si accosta alla musica popolare e ne viene fortemente attratto perché per primo scopre l'eccezionale potere aggregativo che questa musica riesce a trasmettere. Con la sua relativamente semplice struttura, costituita da ritmi iterativi e da melodie gioiose, la musica popolare costituisce per molti giovani di quel periodo un mezzo efficace per riuscire a costruire occasioni di incontri pubblici, festivi, politici. Questo tipo di appropriazione, fortemente ideologizzata,che tende talvolta a snaturare i contenuti musicali originali, crea all'interno del dibattito sull'uso del folklore delle posizioni contrastanti rispetto a quelle sviluppatesi precedentemente. Il Canzoniere del Lazio vive questa contraddizione in modo radicale e subito dopo aver ultimato "Quando nascesti tune", si lancia in un nuovo ed ambizioso progetto musicale a cui prendono parte (oltre a Siliotto, Brega,Giannattasio) anche altri musicisti fra cui Piero Avallone (Giorgio Vivaldi), Luigi Cinque, Gianni Nebbiosi, Pasquale Minieri. L'obiettivo è quello di costruire una nuova musica, che affondi le sue origini nella tradizione popolare ma che sia espressione di nuovi bisogni tipici della cultura giovanile metropolitana, la cosiddetta cultura del "proletariato giovanile". Da questa ipotesi nasce "Lassa stà la me creatura", un disco essenziale per la storia della canzone popolare in Italia, dove per la prima volta strumenti tradizionali come l'organetto suonano accanto a chitarre elettriche e batterie, dove temi di arie popolari con impianti scalari di tipo modale vengono a costituire le basi strutturali su cui improvvisare, in una ricerca continua di nuove sonorità e formule melodiche innovative. I musicisti del Canzoniere del Lazio sperimentano così per primi in Italia la commistione di generi musicali diversi, attratti dal tentativo di produrre una musica senza steccati, dove moduli espressivi tipici del rock o del jazz convivono accanto ai temi e alle forme tipiche della melodia popolare (...) Si tratta però di un disco che, proprio a causa delle forti spinte innovative che lo hanno determinato, non sempre corrisponde pienamente agli obiettivi che il gruppo si è prefissato. La musica del Canzoniere è affascinante, ma talvolta non riesce a tradurre in modo convincente questo forte bisogno di commistione e sintesi musicale che ha determinato il distacco del gruppo dalle ipotesi teoriche del folk revival (...) Un anno dopo, nel 1975, esce "Spirito bono", forse il lavoro che meglio concretizza le idee musicali del gruppo e che mette in evidenza l'originalità della musica e dei suoi arrangiamenti, costruita in modo rapsodico, utilizzando alcuni temi della tradizione popolare sarda. "Spirito bono" porta al gruppo una notevole popolarità all'interno del movimento giovanile di quegli anni e gli fa assumere un ruolo guida all'interno del nostro panorama musicale. Il successo, forse, non facilita la vita al gruppo che perde progressivamente alcuni componenti importanti come Giannattasio, Cinque e Brega (...) La crisi di idee e di consensi avvenuta verso la fine degli anni settanta, scuote tutto il movimento del folk revival, ed in particolare i membri del Canzoniere del Lazio. Le produzioni di quegli anni ("Miradas" 1977 e "Morra" 1978) non riescono più a suscitare tante emozioni e interesse così come era avvenuto negli anni passati, ed il gruppo (che della prima formazione conserva solo Carlo Silotto), di lì a poco si sciolse (...) Ancora oggi, a distanza di anni, la musica del Canzoniere suscita grande interesse e questo grazie all'originalità del suo discorso musicale. Un gruppo che forse si è sciolto troppo presto e che non è riuscito così a sviluppare in modo completo tutti i progetti ambiziosi che si era prefissato...

1993
Enciclopedia del Rock Italiano.
(a cura di Cesare Rizzi. Rock '70: Giordano Casiraghi)
Arcana

Canzoniere del Lazio : con la pubblicazione di "Quando nascesti tune" (1973), il Canzoniere del Lazio mette in luce la ricchezza della cultura operaia e contadina della regione capitolina, apportando un valido contributo alla ricerca sul folklore mediterraneo. Il materiale proposto dall'album matura con la partecipazione a numerose rassegne, spettacoli collettivi e Festival dell'Unità, spesse volte al fianco del Nuovo Canzoniere Italiano. Nell'inverno del 1973 il Canzoniere del Lazio aderisce allo spettacolo "Fare Musica" che lo vede insieme a Giovanna Marini, Elena Morandi e al gruppo di Gianni Nebbiosi. Da quella esperienza collettiva nasce l'esigenza di un rinnovamento musicale, già evidente in "Lassa stà la me creatura" (1974), album arricchito dalla presenza nel gruppo di nuovi musicisti dell'area romana, tra i quali ancora Gianni Nebbiosi, al sassofono, un personaggio identificabile nell'area della canzone politica (che pubblica da solista "Mentre la gente se crede che vola", ed un disco di sole voci con il gruppo di Prima Materia). In "Lassa stà..." la musica assume connotati jazzistici, blues, rock ed il repertorio del Canzoniere allarga i propri confini andando a toccare il patrimonio musicale di altre regioni (Puglia, Campania, Sardegna). Gli strumenti popolari si affiancano a quelli elettrici, in una sorta di evoluzione stilistica comune ad altre formazioni del folk anglosassone, e dal vivo il gruppo riceve ampi consensi, come in occasione delle tre edizioni della Festa di Re Nudo al Parco Lambro di Milano (un estratto "Tarantella dei baraccati" finisce su "Parco Lambro live 1976"). Il chitarrista country Peter Kaukonen partecipa poi alla realizzazione di "Spirito bono" (1976) che contiene tre brani della tradizione musicale laziale e uno ispirato alla Sardegna. […] nei primi anni '80, Siliotto scrive canzoni per Marivana e realizza una nutrita serie di colonne sonore per films (molte delle quali edite anche su disco). Piero Brega (prima di abbandonare il mondo della musica) collabora con Giovanna Marini, mentre Francesco Giannattasio sceglie la professione di etnomusicologo e pubblica una serie di scritti e ricerche su varie culture musicali. Anche Luigi Cinque approfondisce gli studi di etnomusicologia, non trascurando però l'attività di musicista che lo porta a registrare un paio di album a proprio nome ("Note di atemporalità" 1977, "Tarantula" 1980). Maurizio Giammarco, infine, (prima di entrare nel Canzoniere e poi nei Carnascialia e nel New Perigeo), fa parte della prima formazione dei Blue Morning e più avanti lavora nei circuiti jazz incidendo una serie di dischi, tra cui "Hornytology" (1992).